Un simile allarme è sostanziato da fatti concreti? Da dati specifici? Poiché questi dati non ci sono, o almeno finora non sono emersi, proviamo a fare il punto della situazione

Spesso suonano le sirene dicendo che il bitcoin rischia di finanziare riciclaggio, mafia e terrorismo con le solite motivazioni sterili come che le transazioni non sono tracciabili o “l’emergenza è già scattata” come piace titotare a molti media italiani e non, spesso alcuni dei quali non avevano quasi mai trattato l’argomento prima.

Il rapporto annuale dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia segnala i rischi potenziali di una serie di soggetti e attività, dedica uno spazio al Bitcoin. “L’interesse dell’Unità è stato pure rivolto al possibile uso per finalità illecite di monete virtuali: sono in corso approfondimenti sul potenziale di rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo dei Bitcoin, anche in considerazione di alcune segnalazioni di operazioni sospette ricevute su anomale compravendite di tale strumento e delle iniziative che si vanno definendo in sede internazionale”.

Si cita anche il rischio della volatilità, non sapendo che l’indice di sortino aiuta a capire il rapporto tra volatilità buona (quella che va a tuo favore) e quella cattiva (che va contro di te) e che nel caso del bitcoin è più favorevole rispetto ad altri investimenti tradizionali. Osservazioni che si congiungono al parere emesso dalla European Banking Authority che si occupa di assicurare un livello di regolamentazione e di vigilanza prudenziale sul settore bancario europeo che aveva evidenziato una serie di pericoli e problemi legati a Bitcoin, molti dei quali connessi all’utilizzo da parte degli utenti: furto di identità, perdita di password, bancarotta dei siti di cambio e così via.

Un altro fatto sono invece le dichiarazioni del procuratore generale di Roma, Luigi Ciampoli: “L’uso di Bitcoin per le transazioni online non offre chiarezza nella tracciabilità e può essere strumento per riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo e delle mafie, e in generale, traffici illeciti”.

Da qui è partito il tam tam Bitcoin-mafia-criminalità organizzata-terrorismo e chi più ne ha più ne metta.

La Bitcoin Foundation Italia ha replicato mostrandosi sorpresa della segnalazione dell’istituto e si chiede a cosa faccia riferimento la frase del documento che parla di “alcune segnalazioni di operazioni sospette ricevute su anomale compravendite di tale strumento”, dal momento che in passato a più riprese “c’è stato il tentativo di interpellare direttamente e indirettamente Banca d’Italia, per informare e condividere informazioni, senza ricevere alcuna risposta formale o informale”.

La bitcoin foundation italia precisa anche “Ogni singola transazione [di Bitcoin] viene registrata sulla banca dati Blockchain, in maniera condivisa, pubblica e liberamente scaricabile su tutta la rete dei nodi. Ogni transazione (lecita o illecita che sia) rimane visionabile a costo zero e “per sempre” su questa banca dati; pertanto ogni operazione se analizzata con gli adeguati strumenti può essere facilmente tracciata e dimostrata nelle sedi competenti. A riguardo si cita la ricerca della Cornell University. Questa ricerca dimostra, in poche parole, che utilizzare il Bitcoin per scopi illeciti è perfino più rischioso di usare denaro elettronico o trasferimenti bancari”.
Se la bitcoin foundation italia ci rassicura, perche non credergli?

Un’altra delle questioni trascurate dallo scenario allarmista, oltre al funzionamento stesso della criptomoneta, sono i volumi di traffico. Incomparabilmente inferiori a quelli mossi anche dalla sola economia criminale su euro, dollaro e le altre monete a corso legale. Le stime che circolano sui ricavi complessivi solo della nostra criminalità mafiosa oscillano tra i 27 e  i 138 miliardi di euro quando il bitcoin stesso nel suo insieme non vale più di 5 miliardi di euro, fate voi le proporzioni, il solito allarmismo ingiustificato dei media solo per raccogliere qualche click pubblicitario in più.

Allo stato attuale quindi sembra di poter dire che l’allarme su Bitcoin è più un fenomeno mediatico che una notizia nata da elementi concreti. E se l’attenzione e la discussione sulle criptomonete sono certamente salutari, forse si possono spegnere le sirene, per buona pace di Ulisse.